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Un viaggio tra linguaggi

Sono ormai più di vent'anni che programmo computer, metà dei quali a tempo pieno. Tutto è cominciato nel 1979 con un gioco da bar, "Head On 2", che accese il mio interesse nei computer, e il desiderio di domarli. Dopo qualche prova con programmi in Basic presi dalle riviste andai all'università, dove imparai il Pascal e il Modula-2. Feci a tempo a usare le ultime schede perforate, subito sostituite dall'MS-DOS; sfortunamente non vi ricevetti alcuna esposizione a Unix.

Nel frattempo gli anni ottanta erano sfociati nei novanta, io mi ero laureato, e avevo cominciato a lavorare in un buon posto, dove mi trovai ad affrontare Unix, il linguaggio C, e (brr) vi. Mi sembrava tecnologia molto potente, ma sembrava volerci una notevole competenza per padroneggiarla.

A metà anni novanta la ditta intraprese una massiccia migrazione verso il linguaggio C++. Nel frattempo si era liberato il posto di amministratore di sistemi, ed io colsi l'opportunità di esplorare struttura e funzionamento di computer e reti. Purtroppo feci un grave errore: mi lasciai sedurre dal Lato Oscuro della Forza. Su mio suggerimento, la ditta cambiò la gestione della rete dei PC da Novell a Windows NT; nel frattempo le workstation Unix continuavano a ronzare con aria di superiorità. Quello fu l'inizio di cinque orribili anni di bestemmie, e sensazioni d'impotenza, che mi prepararono all'avvento del FLOSS.

Nel 1998 ero stanco e schifato di roba opaca e malfunzionante, ed ero pronto ad aprire le braccia a Linux e al mondo dell'open source. Allo stesso tempo ero stanco di giocare al meccanico dei computer, e desideravo tornare a programmare a tempo pieno, ma sentivo il bisogno di un linguaggio di programmazione che fosse più moderno e ad alto livello del C.

Divorai tutte le 1100 pagine di "Thinking in Java", ma alla fine non ero convinto: Java sembrava troppo verboso e rigido, e in ogni caso non era open source.

Mi trascinai a fatica attraverso il "Learning Perl"; alla fine ero nauseato, andai in bagno e vomitai. Tengo ancora quel libro sotto chiave: non lo regalerei al mio peggior nemico, e non gradisco l'idea di bruciarlo, le tossine avvelenerebbero l'ambiente per secoli.

Nel 1999 dovevo fare della programmazione web, ed incontrai Zope. Sbirciando sotto il coperchio trovai un curioso e lindo linguaggio di programmazione: Python. Dapprima ero dubbioso circa l'indentazione significativa, ma la genialità dell'idea si palesò rapidamente. Passai a studiare il libro "Learning Python", e non riuscivo a crederci, ridevo di gioia una pagina sì e l'altra pure: fu amore a prima vista.

Da allora ho continuato a usare Python per lavoro, quasi tutto il tempo, e mi ritengo fortunato e privilegiato di poterlo fare. Grazie, Guido, a te e a tutte le meravigliose persone che ruotano intorno a Python!